Di seguito trovate la trascrizione fedele di tutta la serata che si è svolta venerdì 10 aprile 2026 a Làbas. Una serata che ha avuto una genesi particolare accompagnata da molte polemiche ed anche stupide accuse provocatorie. Eppure, oltre che l’occasione per confermare convintamente la proiezione del documentario Anti-authoritarians at war , è stata anche l’occasione per fare politica. La riuscita della serata in termini di partecipazione e qualità della discussione ci ha dato ragione, la voglia di muovere le rotelle del cervello c’è, eccome! Grazie a chi c’era, all’Antiauthoritarian Alliance per averci proposto di fare la serata insieme, ma soprattutto a Mira di Solidarity Collectives per la loro determinazione radicale ad affrontare il presente per cambiare il futuro.
Trascrizione degli interventi della serata
Intervento di Antonella (Làbas)
Benvenute a tutte e tutti nel Municipio sociale Làbas. Siamo contente di ospitare questo evento che sappiamo aver fatto molto discutere nelle ultime settimane. Per prima cosa riteniamo positivo che si crei dibattito su un tema che a nostro avviso è fondamentale da porre al centro dell’attenzione generale. Prima di dare inizio alla serata in cui vedremo il documentario e parleremo con i nostri ospiti, volevo dire due parole sul luogo in cui ci troviamo: siamo a Làbas Municipio sociale autogestito, luogo in cui si pratica organizzazione, mutualismo e si costruisce iniziativa politica.
Come Municipi sociali abbiamo avuto l’occasione di ospitare Mira in altre occasioni. La prima volta poco dopo l’inizio dell’invasione su larga scala proprio qui a Làbas. L’ultima volta a gennaio di quest’anno durante la due giorni “O re o Libertà” che ha dato vita alla costruzione della grande manifestazione No Kings del 28 di marzo a Roma.
Io e altri compagni quando siamo andati in Ucraina abbiamo avuto modo di confrontarci, parlare con altre ed altri attivisti di Solidarity Collective e di altre reti, organizzazioni e sindacati attive sul territorio ucraino e vedere dal vivo una parte del lavoro quotidiano che queste compagne portano avanti nelle loro città. Dico questo per trasmettere il senso profondo di eventi come questo che sta proprio nell’importanza di confrontarsi con compagne che condividono i nostri valori e le nostre prospettive, di creare reti per confederarsi contro tutti i re, quelli che abbiamo in Italia e in Europa come Meloni, Piantedosi, Von der Leyen, Orban e quelli colonialisti e imperialisti come Putin, Erdogan, Netanyahu, al-Jolani e quelli dei big tech come Musk e Thiel. Putin è uno di questi re. Il suo è un regime autoritario, fascista e patriarcale, che si inserisce appieno nella contesa per il capitale tra sistemi e sottosistemi, per quanto a qualcuno dolga ammetterlo. Una contesa che si gioca sulla pelle delle persone attraverso la povertà, la sorveglianza e sempre di più attraverso le guerre. Se vogliamo costruire un mondo nuovo e se vogliamo farlo partire dall’Europa crediamo sia fondamentale stare in momenti come questo.
L’aggressione di Putin – perché di questo si tratta – devasta persone, territori e culture. Le compagne con cui ci confrontiamo stanno resistendo a questo tipo di aggressione. C’è chi supporta i combattenti al fronte, chi porta avanti un lavoro sui territori. Resistono nel presente per poter costruire un futuro diverso, accogliente, ecologista e transfemminista. Sono compagne, non guerrafondai militaristi ma attiviste di sinistra che riconoscono la matrice e i pericoli del regime putiniano e che hanno tutto il diritto di resistere così come chi diserta ha il diritto di farlo. Sono compagne che si battono per la difesa e la costruzione di diritti, che sanno di essere tra le prime a cui i diritti sarebbero sottratti se Putin dovesse vincere questa guerra.
Speriamo che la visione del documentario e la discussione con Mira possano far vedere qualcosa di tutto questo a chi è qui stasera. Siamo aperte a confrontarci. Non certo con chi parte da visioni del mondo precostituite o utilizza l’insulto come metodo di espressione, ma con chi ha voglia di ragionare insieme in modo anche critico per costruire e immaginare prospettive nuove partendo proprio da quelle contraddizioni che siamo costrette ad osservare e in cui chi in questo momento vive sotto le bombe è costretta ad agire non solo per sopravvivere ma anche per provare a costruire un altro futuro.
Un ultima cosa al volo. Proprio perchè come Municipi sociali crediamo che sia fondamentale viaggiare e conoscere chi vive direttamente l’effetto delle guerre agite dai re, siamo state poco meno di due anni fa con le compagne della palestra popolare del TPO e della polisportiva HSL in Libano nel campo profughi palestinese di Shatila dove è iniziata la nostra collaborazione con il Palestine Youth Center, centro che costruisce momenti di sport e altri corsi a bambini e ragazzi del campo. Sulla situazione in Libano ci schieriamo ovviamente contro le bombe lanciate sulla testa della popolazione. Sappiamo che proprio in questo momento, in queste ore la popolazione del Libano e in particolare di Beirut sta soffrendo l’ennesimo massacro. Per tutto questo oggi il nostro pensiero, la nostra solidarietà va anche ai ragazzi del campo, al Palestine Youth Center e a tutta la popolazione a Beirut e in Libano che è sotto attacco.
Intervento di Nerofumo (Antiauthoritarian Alliance)
Buonasera, grazie. Un benvenuto a tutte quante a questo evento che abbiamo deciso di organizzare a Bologna come Antiauthoritarian Alliance. Volevamo ringraziare prima di tutto voi che state partecipando a questa serata e ovviamente ai compagni e alle compagnie di Làbas che l’hanno resa possibile.
Stasera guarderemo un documentario che parla dei compagni anti-autoritari che stanno partecipando alla resistenza in Ucraina. Abbiamo deciso di organizzare questo ciclo di incontri per dare spazio alla voce diretta delle persone che stanno partecipando a questa esperienza e che crediamo che in Italia non stiano avendo la giusta risonanza. Molto spesso si parla di tutto ciò che succede in maniera semplificata e schematizzata dando più che altro spazio a questioni di geopolitica senza invece sottolineare che esistono persone e comunità che si muovono all’interno dei territori. Il film parla di anarchicə e di attivistə che in Ucraina sono all’interno della resistenza, partecipando a organizzazioni che compiono azioni umanitarie e che sono all’interno dell’esercito ucraino e combattono direttamente al fronte. Questo film ci interessa per capire anche la complessità e per parlare di solidarietà, di autodeterminazione, di antifascismo senza idealizzare e creare ideali falsi ma per cercare di capire la realtà concreta nelle sue contraddizioni e le scelte difficili che stanno facendo questi compagni in Ucraina. Dopo il documentario vero e proprio, che durerà circa un’ora, faremo vedere un altro breve video su Davyd Chychkan che è un compagno anarchico, un artista che è morto un anno fa in combattimento in Ucraina. Dopo di che avremo Mira che dirà qualche parola e sarà a disposizione per rispondere a tutte le vostre domande.
Quindi vi invito a rimanere anche dopo il video e a partecipare al dibattito.
Lascio la parola a Mira.
Intervento di Mira (Solidarity Collectives)
Ciao, sono Mira di Solidarity Collectives. Prima dell’invasione su larga scala facevo parte della Black Cross in Ucraina che dava supporto a compagni russi e bielorussi a fuggire dalle prigioni politiche dei loro regimi. Questo non succedeva molto in Ucraina perché non c’erano molti prigionieri politici prima della grande invasione. Ora sono più coinvolta in Solidarity Collectives, un gruppo creato all’inizio dell’invasione su larga scala, composto da tre sotto-gruppi.
Il primo sotto-gruppo è quello che supporta le compagne e i compagni che combattono al fronte principalmente con l’acquisto di protezioni e altro materiale. Non compriamo loro armi perché in Ucraina ai civili non è permesso comprare armi. Ci sono anche laboratori di autocostruzione di droni. Dobbiamo ricordare che il budget militare russo è spaventoso, quello dell’Ucraina non altrettanto, e quindi c’è anche bisogno di trovare dei modi per contrastare questo superpotere economico. Ci sono moltissime persone che nella loro cucina imparano a costruire dei droni.
Il secondo sotto-gruppo fa un lavoro più umanitario, di supporto logistico e di fare viaggi per portare cose soprattutto nelle città più piccole sia perché c’è meno copertura mediatica sia perché c’è bisogno di molto più aiuto rispetto alle città più grandi. Quello che facciamo è trasportare cibo, acqua, impianti di riscaldamento, telefoni, pc, router, tutto quello che serve alla vita di tutti i giorni che adesso non è più possibile reperire con facilità, come power bank. Di solito per fare questo si crea un contatto diretto con una persona del villaggio, in molti casi una signora, che ci informa sulle necessità della zona. In molti casi quella è la stessa persona che si occupa di dare da mangiare ai cani e gatti abbandonati che vivono in zona. Andare nelle piccole città, nei villaggi è anche un modo per discutere con la gente, capire i bisogni e cosa si può fare politicamente anche fuori dalle città. Con le persone che sono il nostro contatto diretto sul campo discutiamo, ci scambiamo idee. Considerate che stiamo parlando di territori in cui le condizioni di vita sono estremamente difficili, il primo problema che le persone hanno è quello della casa perché il più delle volte è andata letteralmente distrutta. Operiamo molto anche con i sindacati perchè a causa dei pesanti bombardamenti le persone stanno perdendo anche il lavoro salariato e quindi c’è bisogno di supporto dal punto di vista sindacale.
Il terzo sotto-gruppo si occupa di media, di far circolare quello che facciamo e le nostre idee, sia in Ucraina che all’estero, attraverso i vari canali social e non solo. Questo gruppo si occupa anche di contrastare la pesante propaganda russa. Per noi è molto importante relazionarsi con altre compagne e compagni in giro per l’Europa.
Siamo molto contente di poter far vedere in giro il documentario. Il film, prodotto dal Partito della Quarta Internazionale in Francia, che ringraziamo. E’ molto importante perché dà l’opportunità a compagni e compagne che fanno lavoro, sia umanitario che di combattimento e di resistenza, di parlare direttamente.
Andando in giro per l’Europa a parlare con compagne e compagni abbiamo notato che c’è una differenza. Nei paesi baltici, nell’est c’è molta più vicinanza e supporto anche soprattutto dovuta ad una relazione di continuità che abbiamo avuto nel corso degli anni, mentre quando andiamo ad ovest e a sud le cose si fanno più complicate. Forse penso che abbiamo un problema più generale nel movimento, quando succede qualcosa a Berlino lo sanno tutti e tutti ne parlano, quando succede qualcosa in Ucraina o, per esempio, in Rojava facciamo fatica a comunicare anche le cose più semplici e credo che dobbiamo sforzarci di rompere questa dinamica.
Ci tengo dunque a ringraziare tutte le persone che hanno organizzato questo incontro e ai compagni e alle compagne di Làbas che sono statə prontə ad ospitarci e a decidere di mantenere l’evento anche se le circostanze si sono andate complicando. Sono molto contenta di vedere così tante persone che hanno voglia di discutere. Non è importante la posizione di partenza ma è importante cercare i punti di contatto, parlare, comunicare, andare avanti, resistere.

https://www.instagram.com/davidchichkan/
La serata è continuata con la proiezione del documentario Anti-authoritarians at war. Il documentario non è ancora disponibile online perché è tuttora in tour per festival, spazi fisici ed eventi. Anti-authoritarians at war è un documentario realizzato dal Partito della Quarta Internazionale da Manon Boltansky e Nico Dix, girato nell’estate del 2024 a Kiev, Kharkiv e Izium. Il film segue le persone che animano i Solidarity Collectives, sia coloro che sono in prima linea sia coloro che lavorano dietro le quinte. Illustra come le persone prendano decisioni quotidiane sotto estrema pressione e come l’organizzazione dal basso, non gerarchica, persista anche in tempo di guerra. Il film analizza scelte difficili, l’organizzazione sotto il fuoco nemico e la solidarietà che trascende i confini.
Intervento di Mira (Solidarity Collectives)
Il documentario è stato realizzato due anni fa e ci sono stati dei cambiamenti da quando è stato girato. Sergey, il ragazzo che parlava dai magazzini, è stato mobilitato e sta combattendo in prima linea. Fa ancora parte del collettivo ma per causa di forze maggiori non è più attivo nelle azioni di tutti i giorni. Sia Iuri che Ilia stanno fisicamente bene anche se stanno ancora combattendo nell’esercito.
Avete forse visto all’inizio che il film è stato dedicato ad una persona che si chiama Davyd Chychkan, morto il 10 agosto dello scorso anno, in battaglia. Ho conosciuto Davyd quando avevo 15 anni perché frequentavamo la stessa scena della sotto cultura musicale. Era il più hardcore militante antifa che ho conosciuto. In una situazione in cui era molto difficile essere militanti antifascisti e in cui i militanti dell’estrema destra erano molto attivi nel combattere i militanti antifascisti, quando l’ho conosciuto lui già era lì, ed avevamo la stessa età. Era un artista, veniva da una famiglia di artisti: suo padre era molto conosciuto in Ucraina, suo nonno e il suo bisnonno erano noti artisti sovietici. Quando è scoppiata la guerra il Ministro della cultura ucraina gli ha detto che poteva non fare il servizio militare lasciandolo libero di andare in Europa. Ma lui ha deciso che non era giusto utilizzare il suo privilegio per evitare il draft (la chiamata) che tutti gli altri stavano subendo e ha scelto di non andare.
In ogni manifestazione, in ogni corteo antifa in Ucraina, tutti gli striscioni che vengono esposti e usati sono presi dal suo lavoro d’artista. Tutti i quadri che ha venduto nella sua vita sono stati venduti per il sostegno ai movimenti antifa. La contraddizione più grande, quella di cui abbiamo parlato nel film, è che lui è sempre stato uno dei più grandi antimilitaristi che abbia mai conosciuto. Ha fatto tanti lavori antimilitaristi ed ha sempre cercato altre soluzioni per i militanti di sinistra anarchici oltre a quella di andare nell’esercito. Era molto critico con il militarismo tant’è che i nazisti lo hanno sempre attaccato. I nazisti hanno provato ad attaccare anche al suo funerale. Sono stati menati, le hanno prese per la nostra gioia.
Quindi questo vuol dire essere nelle contraddizioni. La ricerca di un’altra soluzione anche se questa soluzione ancora non è stata trovata.
Potete vedere al banchetto di Solidarity Collective qui alla mia destra, ci sono degli stickers che fanno parte del suo lavoro. David fra pochi giorni avrebbe compiuto 40 anni. Recentemente per la prima volta lo Stato ucraino ha deciso che si poteva tenere una mostra delle sue opere all’interno della Galleria Nazionale di Kiev. A quanto pare alcuni artisti di sinistra per lo Stato sono buoni soltanto quando sono morti.
L’ultima esposizione che ha programmato è stato proprio il suo funerale. Aveva deciso di risignificare i colori della bandiera ucraina che non ha mai utilizzato perché è stata una persona totalmente anarchica contro lo Stato. Ha ri-significato i colori della bandiera e ne ha messi altri. Ha utilizzato il blu per il colore del cielo che vedeva sopra di sé, il giallo come colore della libertà per tutte le persone, i lavoratori e le lavoratrici dell’Ucraina, utilizzava il viola per il movimento trans-femminista, il rosso per il movimento socialista e il verde per il movimento ecologista.
Prima di iniziare con le domande facciamo vedere tre minuti di video del suo funerale che è stata la sua ultima esposizione.
Dopo le immagini del funerale si apre lo spazio delle domande e Miria presenta il compagno che è in collegamento web e risponderà insieme a lei. Si tratta di Alex, compagno russo, che ha deciso di fuggire dalla Russia per combattere con i compagni ucraini. E’ stato ferito in battaglia, se ne è andato dalle zone di guerra e ora è in Europa. Nel presentarsi Alex ha detto “sono anarchico, sono andato in Ucraina come internazionalista a combattere insieme ai compagni che ho lì”.
Domanda dal pubblico
Non vorrei essere polemico ma un po’ lo sarò. Essendo una persona che non dice le bugie sarò sincero. La cosa che mi ha colpito di quello che ho sentito finora è una contraddizione, che è anche la mia domanda. Come si fa a coniugare il definirsi anarchici e nello stesso tempo partecipare a una guerra che è comunque la guerra di uno Stato? Essere anarchici è essere contro lo Stato, contro tutte le guerre. Questo non significa non combattere perché gli anarchici nella loro storia hanno sempre combattuto, ma in battaglie diverse. Questa è la mia prima domanda. La seconda è che c’è un gruppo di anarchici ucraini che non ho conosciuto personalmente ma ho trovato online che si chiamano The Assembly. Non so se li conoscete. Fanno varie cose. Ho letto un documento in cui a parte l’esperienza al fronte promuovono la solidarietà tra i disertori ucraini e quelli russi, che mi sembra una cosa molto anarchica. Cosa potete dire a riguardo?
Risposta di Alex (Solidarity Collectives) in collegamento
Per rispondere alla prima parte della domanda voglio dire che di certo le persone anarchiche sono contro lo Stato. Lo stato ucraino è uno Stato. Ma quando si è in una situazione di conflitto bisogna ragionare in una prospettiva sia strategica che tattica da un punto di vista rivoluzionario. Dobbiamo scegliere ogni possibilità che abbiamo e che le contraddizioni della vita e della società ci mettono di fronte per portare avanti la nostra prospettiva rivoluzionaria. Le cose per noi sono molto semplici: se lo stato ucraino perde ma lo stato russo imperialista vince e diventa più forte, esistono meno possibilità per le forze di sinistra e rivoluzionarie di progredire e portare avanti la loro prospettiva politica. Certo noi dobbiamo costruire dei dispositivi di autodifesa ma dobbiamo avere sempre una autocritica forte e costante all’interno del nostro gruppo. In questo momento è chiaro che non abbiamo la nostra autonomia ma non abbiamo opzioni al riguardo. Non possiamo non scegliere. Non scegliere non è una prospettiva rivoluzionaria.
In risposta alla seconda parte della domanda posso rispondere che è vero che esiste Assembly. Ma la loro prospettiva è altamente ideologica, non propone organizzazione e strategia. Dire disertare da soli è individualismo che non vede la società in una prospettiva collettiva. Vuol dire dimenticarsi della società e dell’azione collettiva così da evitare il problema. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di implementare al massimo la nostra autonomia come persone rivoluzionarie, la nostra forza di autodifesa come posizione rivoluzionaria ma avere sempre una postura di autocritica costante che sia dentro la materialità delle cose.
Risposta di Mira (Solidarity Collectives)
Voglio aggiungere, riguardo ad Assemblea, che per quanto ne so si tratta di tre persone che non abbiamo mai incontrato, e che tutt’ora non sono presenti, nemmeno a Kharkiv. Non sono mai state presenti nelle lotte comuni, né nelle assemblee condivise. Esistono da qualche parte su internet e, per quanto capisco, vivono fuori dall’Ucraina, in Europa.
Dal mio punto di vista, prima di tutto, se hai un’esperienza diversa o un’opinione diversa, dovresti confrontarti con i tuoi compagni nel tuo paese, non andare in Occidente a parlare male di loro. Quindi, da quello che so — o meglio, da quello che ho capito qualche giorno fa — questa persona era nella mia stessa città, ha attaccato alcuni adesivi, distribuito volantini, ma non ha mai avuto il coraggio di parlarmi. Ed è una vergogna. E voglio dire che, se fosse stato il 2014, il 2015 o il 2016, quella che poni tu sarebbe stata sicuramente una mia domanda, senza dubbio. Sarebbe stata anche una domanda di Davyd Chychkan, e si possono persino trovare testi dei gruppi di cui facevo parte che dicono tutto questo. Ma la nostra pratica ci ha fatto capire che siamo parte della comunità e parte della situazione: non possiamo semplicemente sparire. Dobbiamo invece cercare le nostre strategie e la nostra comprensione dentro tutta questa follia.
Comunque sono molto felice di sentire questa domanda. Penso che se le persone vanno a fare la guerra senza neanche pensarci, è molto stupido. E’ normale porsi le domande che tu dicevi. La guerra è la cosa peggiore che possa esistere per il genere umano. Se ti approcci alla guerra senza pensare, buttandoti dentro senza farti domande, senza discutere, allora stai facendo qualcosa che non porterà a niente.
Domanda dal pubblico
Dal pubblico un ragazzo chiede cosa ne pensano della costrizione forzata con dei veri e propri rapimenti per strada, come si è visto. Un modo di fare che nella domanda definisce come “russo” e perciò dice che quella non è una cosa che vorrebbe vedere in un paese democratico e quindi chiede come si posizionano davanti a questa cosa da una prospettiva anarchica.
Risposta di Alex (Solidarity Collectives)
Sono cose orrende e non nuove. Nel 2022 lo Stato non aveva bisogno di usare queste pratiche perché all’inizio della guerra c’erano tantissime persone che andavano a combattere in maniera volontaria e entusiasta. Quando gli umori delle persone sono cambiati, sono cambiate anche le strategie dello Stato. Questa strategia dello Stato è cominciata alla fine del 2023 quando la materialità delle cose ha di fatto cambiato gli umori della società ucraina.
E’ assolutamente una grande contraddizione dialettica. Come combattenti anti-autoritari vogliamo difendere la società ucraina ma di fatto stiamo difendendo anche uno stato-nazione che non fa cose democratiche. Combattiamo contro l’imperalismo ma vogliamo combattere anche contro lo stato che manda a combattere persone che non vogliono andarci. Ideologicamente è un’enorme contraddizione ma non possiamo ignorarla e far finta che non esista. Personalmente non sono mai stato minimamente un supporter di questo tipo di politiche, non vorrei mai che queste cose succedano: chi non vuole combattere non deve combattere. Ma dal punto di vista anti-autoritario del nostro collettivo, la nostra strategia è combattere il colonialismo, l’imperialismo e il fascismo russo. Dall’altra parte queste pratiche ci fanno vedere una cosa chiara e cioè che cosa vuol dire uno stato-nazione che è violenza e oppressione anche quando lo si difende. Quindi sicuramente siamo contro e pensiamo che dovrebbe cambiare come movimento ucraino.
Risposta di Mira (Solidarity Collectives)
C’è una cosa importante da dire. La critica più forte che viene fatta all’arruolamento forzato viene dai soldati, da chi è andato in guerra perché chi ha combattuto non vuole mai più combattere. Un’altra cosa importante è che le persone in Ucraina vogliono che questa cosa cambi. Ci sono cortei, manifestazioni che chiedono il cambiamento di questa legge. Anche dei miei amici sono stati presi con la costrizione forzata. E’ drammatico. Abbiamo visto e sentito storie molto drammatiche. Sono state prese anche persone che non stavano bene. I collettivi sono assolutamente contro l’arruolamento forzato. I movimenti in Ucraina sono assolutamente contrari e stanno combattendo perché questo cambi, soprattutto nell’ultimo anno in cui le coscrizioni forzate e violente sono aumentate di gran numero.
Un mio parente durante la seconda guerra mondiale è stato coscritto nell’esercito sovietico alla stessa maniera. Quando ha detto che non voleva combattere gli è stato detto “ma come tu non vuoi combattere contro i nazisti, contro Hitler”? Non è giusto che chi vuole combattere l’organizzazione imperialista utilizzi queste argomentazioni. Non era giusto che mio nonno fosse coscritto in quel modo dall’esercito sovietico anche se andare a combattere contro Hitler era lo stesso giusto.
Tante persone non vogliono andare a combattere, anche a morire, ma molte persone vogliono che siano altri a combattere, a morire, quindi il problema che io mi pongo come attivista è se sia giusto sfinire le persone che vogliono farlo per così tanto tempo mentre noi siamo a casa? Questa è una contraddizione su cui mi faccio tantissime domande. Non sono una combattente, non sono nell’esercito, non impugno le armi. Non ho paura a dire che non lo faccio perché ho paura e non lo voglio fare. Ma mi pongo un problema politico. E’ giusto che mentre sono qui a parlare con voi altre persone muoiono per me? E’ un problema, una contraddizione, una domanda che ci dobbiamo fare.
C’è un’altra questione importante. Nei territori sotto occupazione russa loro arruolano tutte le persone in maniera coatta. Non hai scelta, devi andare a combattere, e devi combattere contro i tuoi parenti. Questa cosa non è nuova, hanno fatto lo stesso in Cecenia e poi in Georgia. Applicano questo metodo in modo sistematico e senza fine, occupano il territorio ed obbligano le persone a combattere per loro. Inoltre, bisogna ragionare attorno a cosa vuol dire avere un territorio completamente occupato visto che – questo è ciò che penso – la Russia voglia occuparci totalmente. Prendo l’esempio di Gaza. In un territorio completamente occupato per qualsiasi cosa si combatta rischia di prendere il sopravvento la radicalizzazione, il nazionalismo, la religione. Questo avviene anche per via dell’occupazione. E se verremo occupati succederà questo. Lo vediamo già, i Russi vogliono già avere il controllo sull’elettricità, sulle risorse e su ogni cosa. Se sei totalmente sotto occupazione non hai più accesso all’auto-organizzazione di te stesso, della tua vita e della tua comunità. Non puoi avere la tua autonomia, anche quella di stare in spazi come questi da cui partire per qualche iniziativa diciamo selvaggia. Anche noi avevamo esperienze di squats, di autonomia, e vogliamo tornare ad averle.
Intervento dal pubblico
Mi presento e cercherò di essere veloce e incisivo. Il mio nome di combattimento è Polo e faccio parte di un cospicuo numero di italiani che attualmente tiene le linee in Ucraina. Vengo come voi dall’ambiente dell’estrema sinistra. Ho militato dai 18 ai 23 anni in un centro sociale e per i più datati sono stato il 14 dicembre a Roma, il 15 ottobre con gli Indignados, il 3 luglio in Val di Susa, quindi sono probabilmente l’ultima persona alla quale si può dare del nazista.
In Ucraina la situazione è veramente molto grave. Le questioni che ho sentito sollevare finora – con tutto il super rispetto per chi le ha fatte e con il fatto che chiedere in maniera rispettosa è non solo normale ma importante – sono domande di persone che non hanno la concezione di cosa sta succedendo lì. Ogni giorno i russi uccidono, mutilano centinaia se non migliaia di ucraini. Gli ucraini che sono adesso al fronte non erano tutti nell’esercito ma sono in buona parte autisti degli autobus, insegnanti, idraulici, studenti. Sono la società che si sta difendendo. Le continue incalzanti, insistenti affermazioni secondo cui dentro l’esercito ucraino ci sono nazisti sono estremamente pompate. Ve lo dice uno che è stato in trincea e che ha dovuto fare dei compromessi estremamente forti con se stesso, perché persone che ho trovato in trincea, fuori da là, mi ci sarei bastonato e non è una metafora.
I giovani ucraini della nostra e vostra età guardano verso di noi perché vedono le libertà che abbiamo, il benessere che abbiamo, le collettività che siamo riusciti a creare, la forza di movimenti con cui riusciamo ad imporci sullo stato o su un certo tipo di territorio. Invidiano tutto questo, lo vogliono anche loro e ne hanno diritto. In Ucraina sono già caduti 20 italiani, innumerevoli francesi, moltissimi americani, colombiani, spagnoli, greci. In Ucraina c’è un pezzo di Europa e un pezzo del mondo libero che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e che ha scelto di mettere il culo in trincea, cosa vi assicuro estremamente dura.
Facciamo un piccolo esercizio e poi vi lascio perché perdo il treno e non ne ho altri. Restiamo nei nostri panni e immaginiamoci che un paese a caso, diciamo la Francia decidesse di invaderci e di dirci che in realtà l’Italia non esiste perché eravamo tutti impero napoleonico. I primi che scendono a combattere qui da noi lo sapete chi sono? Ve lo dico io: gli Ultras. Adesso voi vi immaginate come sarebbero? Gli Ultras in Ucraina sono diventati i battaglioni di difesa territoriale perché erano già di una certa stazza, abituati ad un certo carico di conflittualità e già organizzati. Ora voi vi immaginate che cosa succederebbe se la Lazio formasse un battaglione? Se il Verona formasse un battaglione? Non è niente di diverso. L’Ucraina sta sanguinando da ogni parte voi possiate immaginare. Non ha il tempo di chiedere al medico che sta venendo a tappargli le ferite quale orientamento politico ha. Non ha tempo perché muore.
Con gli italiani abbiamo formato un’associazione dove si cerca di fare un po’ quello che fanno loro, tipo raccogliere cibo italiano, attrezzatura per i droni, compriamo le protezioni per potergli permettere che quando ti arriva addosso l’artiglieria gli shrapner – schegge grandi che ti sparano ovunque – non ti perforino il corpo ovunque. Ci stiamo organizzando. C’è una parte di Italia e c’è una parte di Europa che si è organizzata, che sta resistendo e che sta morendo. Grazie per aver organizzato questa serata, molto importante a mio avviso e per questi brevi minuti che mi avete dato.
Sostenete l’Ucraina perché il sostenere l’Ucraina significa sostenere la democrazia e non abbiamo attualmente, purtroppo – ma speriamo in un futuro – un sistema migliore che ci possa tutelare. Grazie.
Intervento dal pubblico
Molto velocemente un piccolo commento rispetto alla prima domanda e anche a tutti quelli che hanno contestato questo evento. Quelli che hanno contestato questo evento lo hanno fatto invocando il principio del disfattismo rivoluzionario di Lenin, secondo cui per accelerare la rivoluzione proletaria bisognerebbe invocare la sconfitta del proprio paese. Quello che evidentemente non sanno questi signori è che Lenin non si limitava a dire questa cosa in maniera generica. Intanto lo diceva riferendosi alla prima guerra mondiale che nel tempo e nello spazio aveva delle peculiarità precise. Per lui era chiaro che c’erano delle eccezioni che sono le guerre di liberazione nazionale, le guerre anticolonialiste, che ovviamente sono diverse dalle guerre imperialiste in cui il tuo stato sta cercando di invadere qualcun altro per finalità imperialiste. Quindi se si vuole essere marxisti-leninisti almeno bisognerebbe provare a leggere tutto e non solo quello che piace di questi autori.
A questo punto c’è stato un po’ di scambio di battute tra pubblico e relatori, che hanno ringraziato chi ha partecipato a più di tre ore di incontro tra dibattito e documentario. Mira ha ricordato che al banchetto ci sono molte cose che si possono comprare per sostenere Solidarity Collectives, dai calzini con la balalaika agli stickers con le opere di Davyd Chychkan, alle magliette.
Chiusura – Municipi sociali
Un forte ringraziamento di cuore a Solidarity Collectives, Anti-Authoritarian Alliance e a tutte le persone che decidono di stare dentro le contraddizioni per cercare di cambiare il nostro mondo. Non c’è altro modo per farlo e questi sono spazi che accolgono chi si organizza per cambiare il mondo in una prospettiva radicalmente europea ed europeista perché qui stiamo parlando della costruzione di una nuova Europa.
Alex saluta dicendo che “è stato un piacere rispondere alle domande e che spera di aver fatto un passo avanti per i nostri obiettivi rivoluzionari.
