Ripubblichiamo il comunicato scritto da studentə delle maggiori università iraniane a sostegno delle proteste in corso da più di due settimane in Iran, nate dai bazar di Teheran contro la crisi economica che attanaglia il paese e che stanno vivendo una sanguinosa repressione da parte del regime degli Ayatollah.
Da anni chi detiene il potere teme l’università e cerca di schiacciarla e logorarla con la repressione. Oggi le crisi si accumulano: povertà, disuguaglianza, oppressione di classe, oppressione di genere, pressioni sui popoli e crisi ambientali e idriche. Tutto ciò è il prodotto diretto di un sistema corrotto e in decadenza, l’espressione più evidente di una politica repressiva che, soprattutto dopo i vari movimenti sociali, ha mostrato il suo volto sanguinario nell’ottobre 2019 e nell’insurrezione “Donna, Vita, Libertà”.
La politica dello Stato verso l’università segue lo stesso schema repressivo: privarla di qualsiasi elemento politico e critico e trasformarla in un terreno sterile, dominato da mercenari paramilitari basij. Gli sforzi incessanti del Ministero della Scienza e delle amministrazioni universitarie per mercificare l’istruzione ed eliminare ogni servizio sociale mirano a ridurre l’università da istituzione politica e impegnata a semplice ente economico passivo. Eppure, l’università ha ancora una volta dimostrato di resistere al dispotismo e che, nei momenti più bui della storia — sia sotto la monarchia Pahlavi sia sotto la Repubblica Islamica — ha saputo difendere la libertà e l’uguaglianza. L’università è sempre stata una barriera solida contro ogni forma di istituzioni reazionarie e arcaiche, e ogni giorno la sua voce progressista è diventata più forte del giorno precedente.
Lə studentə sono figliə di questa storia. È naturale, dunque, che slogan come “Né Pahlavi né Guida Suprema; libertà e uguaglianza” nascano dal cuore dell’università, e che “Donna, Vita, Libertà” risuoni con tanta forza.
Sebbene le pressioni abbiano rallentato la crescita del dialogo libero e della critica radicale, e spesso abbiano rinviato le discussioni sulla discriminazione di genere e sul diritto a vivere liberamente, non le hanno mai spente. Oggi l’università è il cuore pulsante del confronto tra idee diverse. Università e studentə non si piegano davanti a nessuna autorità. I pugni chiusi che gridano “Morte alla dittatura” sono rivolti a ogni forma di autoritarismo, presente o futuro.
Oggi l’università si schiera ancora una volta con il popolo, riaffermando quel “No” storico dell’insurrezione “Donna, Vita, Libertà” e rifiutando falsi dualismi. Ciò che è urgentemente necessario ora è la solidarietà di tutte le componenti della nazione contro la Repubblica Islamica, la monarchia Pahlavi e i Mojahedin-e Khalq. Solo così ha senso essere la voce del popolo. Tuttavia, questa solidarietà non deve impedire all’università di esprimere la propria voce. Attraverso un dialogo interno, vogliamo costruire proposte concrete e un’immaginazione collettiva per il futuro dell’Iran, un futuro in cui libertà e uguaglianza camminano insieme, e in cui la liberazione delle donne e la fine dell’oppressione di genere guidano il cambiamento. Cambiamenti che si realizzeranno tramite istituzioni democratiche e con l’indebolimento delle strutture di dominio e sfruttamento. Un futuro che arriverà senza i principi della velayat-e faqih, senza il velo obbligatorio e senza esecuzioni, in cui libertà e uguaglianza saranno realtà concrete.
Il movimento studentesco, con una visione trasformativa, cerca un futuro libero dal dispotismo e non si sottometterà a nessuna forma di autoritarismo. Oggi la nostra avanzata richiede una nuova visione. Le crisi della società e l’inadeguatezza di tutte le forze che si oppongono alla Repubblica Islamica ci portano a sostenere che il movimento studentesco ha bisogno di un’azione positiva: rispondere alle esigenze del tempo, affiancare le istanze del popolo e dei diversi gruppi sociali, e articolare i processi attraverso cui queste richieste possano essere soddisfatte.
Popolo dell’Iran!
Oggi dobbiamo essere tuttə unitə nel dire “No” alla Repubblica Islamica. Nessuno sa cosa riserverà il domani, e nessuna forza singola determinerà il nostro destino. Ma una cosa è certa: è tempo di muoversi, è tempo di agire. Dobbiamo alzarci e scrivere il nostro destino con le nostre mani.
Figlə dell’Iran
Dalle strade delle università
