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Nelle scorse settimane, la morte di Giulia Cecchettin ci ha causato una ennesima ondata di sofferenza. Abbiamo provato dolore per la perdita di un’altra sorella e perché questo ennesimo femminicidio ci ha ri-presentato la bruciante consapevolezza che il mondo che crediamo essere anche nostro è, in realtà, un mondo declinato al maschile.

È tempo, però, che il dolore e la paura si tramutino in rabbia, una rabbia collettiva che faccia da detonatore per un cambiamento radicale e rivoluzionario. Pretendiamo una società diversa, urliamo l’urgenza di una realtà anche nostra, dichiariamo guerra al Patriarcato. Una guerra non pacifica, una guerra che vogliamo combattere in tantissimə, perchè come le compagne curde ci dicono l’autodifesa è fondamentale e dobbiamo organizzarci.
Nel corso della storia e in diverse aree geografiche, la mentalità patriarcale ha assunto forme diverse, cambiandone la forma ma non la sua essenza. Sotto il nome di modernità e progresso, il liberalismo ha promesso libertà, parità con gli uomini e successo, ma in realtà si è impegnato in una nuova fase di guerra speciale sulle donne. Ciò che oggi è propagandata come libertà, nascondendo le forme più profonde di violenza, oppressione e manipolazione delle donne.”

Le persone socializzate come uomini devono sostenere la lotta e prendersi le proprie responsabilità sociali, educarsi, allearsi, per liberare la società dal patriarcato verso una vita libera insieme. Per noi, compagne di una collettività mista, il bisogno di questa alleanza è dirimente. Chi in questi giorni si è autoassolto barricandosi dietro il pensiero “not all men” contribuisce a diffondere deresponsabilizzazione, crea una distanza pericolosa che alimenta la violenza di genere. Riconoscere le radici profonde che sono alla base della società patriarcale in cui viviamo, è indispensabile per prevenirla e contrastarla, la violenza.

Le strade di tante città si sono riempite di messaggi di lotta in questi giorni, sabato eravamo anche noi a Roma per unirci alla marea potentissima che ha invaso la capitale. Uno striscione apriva il corteo con un messaggio inequivocabile “transfemministə ingovernabili contro la violenza patriarcale”.
Siamo solidali e complici con le attiviste fermate di Non Una Di Meno Roma che hanno denunciato la vittimizzazione secondaria che la narrazione giornalistica esercita su chi subisce violenza, sanzionando la sede della Rai, e sappiamo bene come questa dinamica sia presente anche nei tribunali, nei percorsi di giustizia.
Non veniamo in pace, e le tante azioni svolte durante il corteo romano lo dimostrano. Non le vogliamo le sedi dei pro vita e famiglia nelle nostre città, metteremo i nostri corpi contro gli scudi levati dei celerini che quelle sedi le difendono. Non le vogliamo le politiche governative anti-scelta, antiabortiste, non vogliamo un’ottusa furia bigotta nelle nostre scuole.

Ci schiereremo sempre contro qualsiasi governo che pensa che il contrasto alla violenza di genere passi attraverso l’inasprimento delle pene, i pacchetti sicurezza, la militarizzazione delle strade, che disinveste in politiche reali di prevenzione e di educazione al consenso. Dalla marea di sabato è emerso un messaggio forte e chiaro: non ci protegge la polizia!
La violenza dei manganelli dei celerini sulle nostre teste non la dimentichiamo, così come non dimentichiamo tutte le volte che, quando siamo venute a denunciare, ci avete rimandate a casa, non ci avete credute, avete svalutato le nostre certezze, avete lasciato lo spazio per farci ammazzare.

L’unica guerra che ci piace, l’unica che vogliamo è quella contro il patriarcato, e non saremo mai neutrali di fronte all’oppressione. Davanti alla violenza espansionista e di invasione sosterremo le forze resistenziali che vi si oppongono e ci alleeremo con chi lotta per un mondo libero e giusto come lo immaginiamo noi.

Per questo abbiamo ritenuto necessario incontrare le femministe dell’est Europa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, per creare reti di solidarietà e non restare indifferenti di fronte la loro richiesta di connetterci.
Ci troverete sempre al fianco delle persone in movimento che sfidano le politiche securitarie e razziste per affermare con forza i propri desideri. Rifiutiamo con assoluta intransigenza l’apertura di nuovi grandi centri, di nuovi CPR e lottiamo, anzi, per la chiusura di quelli che già infestano i nostri territori.
 
Siamo state tantissime a farci sentire e saremo sempre di più, non ci avrete docili e silenziose.
Continueremo a lottare per la rivoluzione culturale e per la costruzione di strumenti reali di contrasto alla violenza di genere: per i finanziamenti ai consultori e ai presidi sanitari pubblici liberi dagli obiettori, ai centri anti violenza, per la contraccezione gratuita, per l’educazione sessuale e affettiva fin dalle scuole primarie, per le case delle donne, per il reddito universale, per gli spazi sottratti al profitto e autogestiti.

Ci vogliamo vive, ci vogliamo libere. Siamo indomabili, siamo marea!