Siamo realtà e persone del territorio, prendiamo parola sul recente avviso pubblico del Quartiere Porto-Saragozza pubblicato il 15 giugno 2026 con scadenza il 5 luglio alle 23.59 per dire che lo reputiamo un avviso sfavorevole al territorio in cui è inserito. I motivi di questa affermazione sono principalmente due:
1. Viene scelta dal Quartiere la strada di un bando a budget zero “per l’uso degli spazi” interrompendo ogni finanziamento per attività educative, culturali, sociali, di prossimità.
2. Viene abbandonato un confronto reale con i residenti e le realtà del quadrante e della zona, favorendo soggetti con elevata capacità economica per gestire il Padiglione.
Il Padiglione si inserisce nel comparto ACER Malvasia-Scalo-De Crescenzi, oggi conosciuto come “Popolarissime”. Questa struttura ha avuto una storia travagliata e quest’ultima decisione del Quartiere non fa che complicare la situazione e il futuro dello spazio. Infatti, inserendosi in un contesto di recente ristrutturazione, il Padiglione viene inizialmente pensato dalle istituzioni locali come centro e volano per nuove pratiche di comunità. La sperimentazione prevedeva lo stanziamento di risorse per servizi di vario tipo: sociali, culturali, educativi; ed allo stesso tempo poneva la sfida di rendere lo spazio un polo per tutti gli abitanti del comparto e per gli attraversatori del nuovo parco pubblico in cui è collocato. Non tutto di questa sfida ha funzionato, anzi molti sono i limiti noti a chi vive e frequenta il comparto, eppure il bando pubblicato rappresenta un vero e proprio arretramento.
Da un lato le risorse per servizi di qualità passano da 100 a 0. Potenzialmente con un nuovo avviso si sarebbero potute superare le logiche che vedono gli stessi operatori sociali frammentati in troppi servizi diversi e in zone diverse. Perché, invece che chiudere i battenti, non ci si è posti il problema di come rendere il posto aperto almeno 12 ore al giorno, con più risorse e con figure fisse che potessero dare continuità al lavoro di comunità?
Dall’altro lato il bando elude completamente il problema dei soggetti territoriali. Anzi, peggio, attribuisce 40 punti per capacità economica, e solo 10 punti per esperienza e radicamento territoriale. Non stiamo dicendo che il territorio di per sé sia capace di sopperire alla carenza di fondi, ma questa scelta che si ripete in numerosi bandi cittadini di dare punteggio elevato alla capacità economica dei soggetti ci sembra una virata in totale controtendenza rispetto a qualsiasi percorso partecipativo. Questo è un cortocircuito che però non può diventare un rompicapo e tantomeno una scusa per non innovare realmente la progettazione della città e dei suoi spazi, per di più in un periodo di inflazione e pressione economica spinta in basso. Il ricatto implicito è sempre lo stesso: o sei una realtà con grande capacità economica e in grado di attirare risorse dal mercato, rendendo potenzialmente i servizi esclusivi e non accessibili a tutt*, oppure sei una realtà del territorio, una buona rete di realtà, un gruppo informale a cui viene chiesto di produrre un cambiamento, ma senza risorse.
Il tema dei soldi deve smettere di diventare un ricatto, non può essere un aut-aut, non può essere dato per assodato da chi amministra il quartiere pensare che le soluzioni arrivino solo dal mercato o dalla generosità della cittadinanza.
Dunque, siamo qua a dire che così come è stato pensato questo bando non ci convince e riteniamo questa operazione un atto che va a interrompere dei processi e le relazioni con chi vive, opera, presidia e cura il territorio da anni. Ma il nostro giudizio ovviamente è parziale e per questo motivo vorremmo discuterne insieme alla cittadinanza ed alle reti di realtà che agiscono nel territorio.
Chiediamo quindi l’apertura di un confronto reale tra Quartiere, reti territoriali e abitanti, per decidere insieme il futuro del Padiglione delle Popolarissime e riempire di sostanza il principio della democrazia partecipata, che ci sta particolarmente a cuore.
