Al momento stai visualizzando Resoconto della biciclettata di climattivismo Noce-Pescarola 24 maggio 2026

Resoconto della biciclettata di climattivismo Noce-Pescarola 24 maggio 2026

Domenica 24 maggio 2026 è stato un passaggio importante di giustizia climatica in città, un percorso basato su metodo scientifico, pratiche territoriali dal basso che da anni portiamo avanti. Il 24 maggio, come SCIFT – Officina di Scienza, Immaginazione, Formazione e Tecnologia, abbiamo promosso una biciclettata di climattivismo urbano a Bologna, concentrandoci sulla zona Pescarola-Noce partendo da OffSide Pescarola – presidio sociale importante della zona – insieme al Comitato Noce, protagonista oggi di una battaglia dura ma determinata contro i bitumifici Valli Zabban e Frantoio Fondo Valle, operativi da anni in via del Traghetto.

Pescarola-Noce, nella porzione nord-ovest di Bologna, nel quartiere Navile, rappresenta infatti uno dei casi più evidenti di sovrapposizione di impatti ambientali e urbanistici presenti in città: è una zona che non vive un singolo problema, ma, anzi, una stratificazione di pressioni che insistono quotidianamente sulla vita delle persone che abitano il territorio.

Negli ultimi anni abbiamo spesso discusso della relazione tra Pescarola e l’Aeroporto Marconi, appoggiando la lotta dei residenti e delle residenti contro l’espansione indiscriminata dello scalo aeroportuale: aumento dei voli, sorvoli continui, inquinamento acustico e atmosferico che interrompono la quotidianità e peggiorano la vita e la salute di chi vive nelle zone limitrofe all’aeroporto.

Per avere una visione realmente integrata degli impatti che interessano questa porzione di città, è necessario considerare almeno altri due elementi centrali: da un lato, la prossimità dell’infrastruttura autostradale e la presenza di impianti industriali, come il bitumificio Valli Zabban e il Frantoio Fondovalle, con le relative emissioni inquinanti e il traffico pesante che generano; dall’altro, il processo di urbanizzazione in corso nel comparto Bertalia-Lazzaretto, caratterizzato da nuove edificazioni pubbliche e private che stanno trasformando profondamente l’assetto urbano dell’area. .

L’area industriale di Via del Traghetto

Per quanto riguarda l’area industriale di via del Traghetto, oggi circondata da edifici residenziali del comparto Noce, nasce negli anni ’30 in una zona allora agricola, seguendo una traiettoria molto simile a quella dell’Aeroporto Marconi: infrastrutture e impianti pensati fuori dalla città che, con l’espansione urbana, si sono ritrovati immersi in quartieri abitati.

Proprio per la presenza di attività considerate incompatibili con la salute dei residenti, nel corso degli anni si sono susseguite diverse ipotesi di progetti di delocalizzazione dell’area industriale di via del Traghetto, mai concretizzati. Già nel 2011 l’allora sindaco Merola prometteva la chiusura degli impianti: una promessa poi progressivamente scomparsa dal dibattito politico. Nel frattempo, la situazione è peggiorata” ci raccontano alcuni cittadini del Comitato Noce.

Dopo il fallimento di Coop Costruzioni nel 2017, una parte dell’area è stata acquisita da Frantoio Fondo Valle, che ha installato un nuovo impianto produttivo per la lavorazione dell’asfalto a pochi metri dalle abitazioni. Nello stesso periodo il traffico pesante nella zona è aumentato drasticamente: secondo le stime del Comitato Noce, tra i 600 e gli 800 mezzi pesanti attraversano quotidianamente l’area Noce-Pescarola per raggiungere tangenziale e cantieri. Gli effetti, materiali e quotidiani, sono che l’aria è spesso irrespirabile, si hanno polveri diffuse lungo le strade, un rumore costante fin dalle prime ore del mattino, e in generale un peggioramento evidente della qualità della vita.

In questo quadro, il tema ambientale non può essere affrontato in maniera astratta o emergenziale: riguarda direttamente il modello di città che si sta costruendo, la distribuzione diseguale degli impatti ambientali e la possibilità stessa di vivere in alcune zone.

Proprio da questa consapevolezza si intreccia il percorso di SCIFT con il Comitato Noce e con le iniziative di monitoraggio che il Comitato stesso ha avviato da diverso tempo. Nel 2020 i residenti hanno installato autonomamente una centralina per monitorare i livelli di PM10 e PM2.5 prodotti dalle attività industriali e dal traffico pesante. Un passaggio importante, perché ha segnato l’inizio di una produzione autonoma di dati ambientali dal basso, capace di mettere in discussione il muro di gomma istituzionale denunciato dal comitato e l’assenza di monitoraggi pubblici continuativi dopo la rimozione della centralina di ARPAE, presente fino al 2011.

Secondo i dati raccolti dal comitato, in diversi momenti i livelli di polveri sottili hanno raggiunto valori molto superiori ai limiti previsti dalla normativa.

Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a collaborare proprio a partire da questo terreno: mettere la scienza e gli strumenti tecnologici a disposizione delle lotte territoriali, sviluppando pratiche di citizen science che permettano ai residenti non solo di denunciare un problema, ma anche di produrre conoscenza collettiva sul territorio che abitano.

La biciclettata del 24 maggio si inserisce dentro questo percorso.

La Biciclettata 

Attraversando Pescarola-Noce in bicicletta, abbiamo raccolto dati ambientali lungo il tragitto, osservato direttamente le trasformazioni urbane in corso e discusso collettivamente di come cambiamenti climatici, infrastrutture, industria estrattiva e speculazione urbana si intreccino concretamente nella vita quotidiana di questa parte di Bologna.

Raccogliendo dati microclimatici e di qualità dell’aria con i nostri sensori mobili, abbiamo provato a costruire una fotografia dal basso delle trasformazioni climatiche e ambientali che attraversano questa parte di Bologna.

Temperatura e microclima

La biciclettata si è svolta nella mattinata di una giornata di tarda primavera con circa 28 °C medi e il 43% di umidità,  appena prima dell’arrivo della forte ondata di calore di maggio. Attraversando  circa 7,8 km di percorso siamo passate per aree fortemente urbanizzate, strade trafficate, spazi verdi e zone residenziali, abbiamo utilizzato sensori Meteotracker in grado di registrare ogni 3 secondi la temperatura dell’aria, l’umidità, la pressione atmosferica e, su uno dei dispositivi, anche polveri sottili (PM2.5 e PM10) e CO₂.

I dati raccolti mostrano prima di tutto una cosa molto semplice ma spesso invisibile: la città non ha una sola temperatura e non offre lo stesso comfort discomfort uguale per tutti e tutte.

Lungo il percorso abbiamo registrato differenze fino a 2,7 °C tra le aree più fresche e quelle più calde. Spostandosi anche di poche centinaia di metri, si attraversano microclimi differenti, determinati dalla presenza o meno di verde, superfici asfaltate, ombra, traffico ed edifici.

Per comprendere meglio queste differenze abbiamo incrociato i dati raccolti sul campo con immagini satellitari Sentinel-2 (Copernicus) del 22 maggio. I risultati mostrano una relazione chiara: dove la vegetazione è più viva e idratata, l’aria risulta mediamente più fresca. Al contrario, nelle aree maggiormente cementificate e impermeabilizzate, la temperatura aumenta.

Questo elemento è importante perché spesso il verde urbano viene pensato solo in termini estetici o decorativi, mentre i dati confermano come rappresenti a tutti gli effetti un elemento fondamentale per la mitigazione climatica e di salute. Non tutto il verde, però, produce gli stessi effetti: alberi maturi, prati irrigati e vegetazione in buona salute rinfrescano molto più efficacemente rispetto a superfici verdi residuali o secche.

Qualità dell’aria

Anche sul tema della qualità dell’aria i dati raccolti offrono indicazioni interessanti. Durante il percorso, le concentrazioni medie di PM2.5 sono risultate relativamente basse, pur con alcuni picchi localizzati probabilmente legati al traffico o a sorgenti emissive puntuali.

Questo naturalmente non significa che il problema dell’inquinamento atmosferico nella zona sia assente. Al contrario, conferma quanto gli impatti ambientali siano estremamente variabili nello spazio e nel tempo e quanto servano monitoraggi continui, diffusi e territorializzati per comprendere realmente cosa succede nei quartieri. La nostra biciclettata si è svolta di domenica, dunque in una giornata in cui gli impianti, ad esempio, di via del traghetto, non erano attivi. Su suggerimento dei residenti di Noce, la prossima biciclettata la faremo in un giorno della settimana quando gli impatti sono ben visibili e misurabili.

Calore percepito

Un altro dato particolarmente significativo riguarda il calore percepito. Durante la biciclettata, mentre la temperatura reale raggiungeva circa 30 °C, la temperatura percepita dal corpo umano superava in alcuni momenti i 35 °C a causa dell’umidità.

Questo significa che le ondate di calore non sono un fenomeno astratto: incidono concretamente sulla salute e sulla vivibilità urbana, soprattutto nelle aree più asfaltate e meno ombreggiate. Pianificare città più verdi, meno impermeabilizzate e più attraversabili è dunque un tema di salute pubblica e giustizia climatica.

Democratizzare la produzione di dati ambientali

Naturalmente, una singola giornata di raccolta dati non basta per descrivere in modo definitivo il comportamento climatico di un quartiere. Servono misurazioni ripetute, in diverse stagioni e in differenti momenti della giornata, per parlare con maggiore precisione di isole di calore urbane e di distribuzione degli impatti ambientali.
Ma proprio qui emerge uno degli aspetti più importanti.

I dati che abbiamo raccolto non provengono da grandi aziende tecnologiche né esclusivamente dalle centraline istituzionali. Sono stati prodotti da persone che attraversano quotidianamente questi territori, utilizzando strumenti accessibili e pratiche di citizen science.
Per noi questo significa una cosa precisa: democratizzare la produzione di dati ambientali!

Perché chi vive i quartieri conosce già, spesso molto bene, dove il caldo diventa insopportabile, dove l’aria peggiora, dove il traffico rende impossibile stare nello spazio pubblico. Costruire strumenti condivisi per misurare questi fenomeni significa trasformare percezioni e vissuti quotidiani in dati collettivi, utili non solo a comprendere la città ma anche a trasformarla.

Prossimi step

  • Dopo aver attraversato l’area di Domenica, giornata favorevole per raccogliere dati benchmark ma soprattutto per sviluppare socialità e confronto tra le persone presenti, la prossima biciclettata verrà svolta in una giornata lavorativa. A breve vi daremo maggiori informazioni.
  • Diamo già appuntamento il 2 luglio alle 19.00, all’interno della No Border Cup al Centro Sportivo Pizzoli, a:
    Sotto il cielo di Pescarola e Noce, un momento assembleare in cui confronteremo i risultati raggiunti nei monitoraggi e lo stato dell’arte dei diversi temi che si intrecciano sotto il cielo di questa parte di città, intesa per troppo tempo come zona di sacrificio, e che noi intendiamo invece come municipio sociale capace di organizzarsi.