Rivoluzione o barbarie

Post in conclusione dell’evento politico organizzato dall’Assemblea dei Municipi sociali di Bologna.

C’è un bel sole in cortile al TPO, la bandiera delle YPG sventola libera, tante compagne si godono il tempo della chiacchiera e della condivisione, della circolazione dei commenti, delle connessioni non precarie ma elettive.

C’è stato un bel sole per l’intera due giorni di meeting, i cui contributi saranno disponibili sul municipio digitale insieme alla risoluzione conclusiva, che ha visto inter_agire intelligenze dei campi del sapere più diversi: spazio ed ecologia, corpi che mutano ed arte della rappresentazione, scienza politica e geopolitica euromediterranea, senza soluzione di continuità tra Bologna, Cairo, Siria, Kiev, Stoccolma, partendo da un postulato che è stato la starting line di tutti: il diritto di resistenza degli ucraini – e di noi europei tutti- all’invasione putiniana.

Senza ambiguità, l’invasione in corso è un atto d’attacco agli ucraini, agli europei, un’azione reazionaria che spinge la stessa Federazione Russa verso la conservazione. Siamo sulla stessa linea di combattimento della Nato? Ce ne faremo una ragione, magari ci siamo liberati una volta per tutte del riflesso pavloviano che obbliga “la sinistra” a considerare il nemico come amico se nemico del nemico (“sono contro la nato quindi il nemico della nato non può che essere un mio amico”). Siamo a favore della resistenza armata? Nostro malgrado, servono anche le armi, e poi quando mai siamo stati obbligati al pacifismo?

Sinistra, torneremo su questa categoria della politica. Essa fu spartiacque nato in ragione di dove i rappresentanti si sedettero negli emicili parlamentari. Ma è ancora adeguata? E’ sufficiente?

Ad esempio i Municipi hanno scritto un testo proponendosi come matriottisti europei, senza nominare “sinistra”.

La convergenza dei processi di trasformazione radicale, per la giustizia sociale e la libertà, sono facilitati se si autodefiniscono “di sinistra” quando si spostano dalla bolla italiota e si va nei paesi dell’est europeo? Parliamone, chiediamoglielo, magari ci rispondono che dobbiamo innovare il linguaggio politico, chiudendo con i postumi del 1991.

L’Europa mediterranea è lo spazio continentale che ci sfida, qui dobbiamo immaginare un modo nuovo di convergere, oltre lo stato nazione, oltre lo stato, indipendenti ed interdipendenti, federati tra città e nuove repubbliche confederate democraticamente.

In qualche modo stiamo cercando di tenere insieme la teoria federalista e municipalista con il confederalismo curdo.

La resistenza ucraina ci spinge a lavorare alacremente per fondare il nuovo progetto europeo e noi dobbiamo aprire una discussione forte e che andrà molto al di là di noi per capire come si può operare con pazienza e condivisione verso il processo costituente europeo, lo faremo anche su Municipio zero.

A noi pare che sia necessario riattivare l’agire ed il pensare rivoluzione; senza timidezza, con passione e tanta buona volontà. Tocca tornare a parlare di militante, di attore rivoluzionario. Non basta più fare movimento per il movimento, non basta più lo spontaneismo attivista: sono necessari? Ovvio, ne siamo innervati nei Municipi. Ma serve anche la costruzione di un nuovo pensiero materialista della trasformazione che stia nella nuova epoca politica allo stesso livello di scontro del comando finanziario.

Ci dobbiamo riappropriare dei saperi tecnici, scientifici, informatici ed economici per confligerere nel metaverso, nei cieli, nei mari.

Ci vorranno anni, ma essi sono fatti di giorni, non vanno dissipati ma utilizzati per costruire il processo.

Un passo in avanti oggi lo abbiamo fatto. Lo stanno facendo in tanti, con ancora maggiore generosità. Come farlo insieme è la domanda pivot.

Nei nostri cuori, oggi, dopo queste intense giornate, ci sono le donne e gli uomini iraniani insorti contro un regime tremendo, reazionario, oscurantista, capitalista. Stiamo con loro fino in fondo.

Carica! E’ tempo di rivoluzione.